Cenni Storici delle Suore Vocazioniste a Licusati

La nostra storia

San Giustino Maria Russolillo  nacque a Pianura di Napoli il 18 gennaio 1891.
Ordinato sacerdote il 20 settembre 1913, divenne parroco della chiesa san Giorgio martire di Pianura. Il giovane parroco inizia a coltivare e a realizzare quel suo desiderio di lavorare per la gente e con la gente di Pianura. Dopo un ricco apostolato, coadiuvato da tanti assistenti e catechisti, in lui si sviluppa il nobile desiderio di dare vita ad una Congregazione religiosa con lo scopo di ricercare, valorizzare e coltivare tutte le vocazioni, sia allo stato secolare che religioso. La Congregazione nasce con il nome: “Società delle Divine Vocazioni”, che comprende sia il ramo maschile che quello femminile.

Carisma

Il carisma del venerabile Padre si diffonde rapidamente e la Sua famiglia religiosa aumenta sempre di più allargandosi in varie regioni d’Italia e più tardi nei cinque continenti.
San Giustino Russolillo, grazie alla devozione della signora Teresa Maria Cavaliere Abbate di Licusati, venne invitato più volte dall’arciprete don Guglielmo Gallo per direzione spirituale e corsi di predicazione.

DON GIUSTINO RUSSOLILLO

DON GIUSTINO RUSSOLILLO

Storia

La prima volta che don Giustino venne a contatto con la comunità di Licusati fu nell’anno 1935, in occasione dei solenni festeggiamenti per la Beata Vergine di Pompei. Il caso volle che lo stesso giorno arrivasse a Licusati il Vescovo della Diocesi di Policastro Bussentino, Sua Ecc. Mons. Federico Pezzullo, di cui è in corso la causa di beatificazione, il quale trovandosi di passaggio, si trattenne a pranzo,ospite, in casa del parroco don Guglielmo Gallo; durante i pasti, il prelato sentì i fuochi d’artificio e tanto clamore di popolo e chiese quale festa si stesse preparando . Don Guglielmo rispose: “ il popolo è in trepidazione per la venuta del predicatore, un certo don Giustino Russolillo”; il prelato replicò dicendo:” ma è un don Giustino della provincia di Salerno?”- don Guglielmo rispose, non avendo la minima idea di chi si trattasse, “ un “certo” don Giustino da Pianura di Napoli”. Il Vescovo all’udire quelle parole esclamò dicendo:”Non è possibile!, voi, a Licusati, state ricevendo un santo!”, e aggiunse: “ditegli pure che venga al seminario”. L’arciprete, sentite le affermazioni del Vescovo, si preparò per incontrare il venerabile Padre, ospite dell’allora podestà di Licusati, don Raffaele Galato. Don Giustino intanto attraversava, a piedi, le vie del paese, con tanta gente gaudente e tanti bambini festosi. Don Giustino si accorse subito della genuina bontà della gente, molte famiglie ebbero con lui rapporti epistolari, di cui si conservano una trentina di missive. Don Giustino notò come la comunità fosse ricca di bambini,affidati dai genitori alla cura dei nonni, perché impiegati in lavori agricoli. L’assillo principale di don Giustino erano i bambini e infatti in una circolare inviata ai suoi religiosi così diceva: “E perciò dobbiamo rivolgerci e applicarci alla cultura del fanciullo e del giovane prima che inaridiscano anch’essi. Occorre la viva voce dell’educatore (del direttore, del catechista, del prefetto) avvalorata dall’esempio dei Santi. Perciò vogliate ripetere e continuare l’esortazione quotidiana, ordinaria, l’esortazione periodica, straordinaria, e molto più vogliate fare ai giovani e ai fanciulli quelle belle, lunghe, assidue letture delle Vite dei santi come S. Alfonso e S. Giovanni Bosco che voi sapete. Rivolgiamoci ai fanciulli! Tra essi troveremo gli apostoli e i discepoli di domani, in essi potremo svolgere intero il programma della santificazione. Con essi ridiverremo fanciulli anche noi e il Divino Gesù moltiplicherà ancora alle anime nostre la Sua Parola Interiore”.

San Giustino volle fortemente la presenza delle sue Suore a Licusati, per assistere alla crescita di centinaia di bambini
Correva l’anno 1938 quando la  Madre Generale delle Suore Vocazioniste, Sr. Giovanna M. Russolillo, sorella e co-fondatrice, accompagnò un drappello di suore. Fu subito avviata una scuola materna e un laboratorio di ricamo, oltre alla catechesi in parrocchia. La scuola materna per volere di don Giustino sarà dedicata alla figura di san Giovanni Bosco, la cui imitazione porterà ad un’azione educativa di tipo preventivo ponendosi al servizio di tutti, particolarmente attenta alle diverse necessità di bisogno, secondo il carisma di don Bosco. Le suore dopo diverse sistemazioni, nel 1974 aprirono il nuovo Istituto, edificato con i fondi della Cassa del Mezzogiorno, su un terreno donato, per la costruzione dell’asilo infantile, dai coniugi Orazio e Teresa Parlati, all’epoca notaio di Licusati, con direzione alle Suore Vocazioniste per riconoscenza al loro fondatore don Giustino Russolillo. Le suore, ormai, sono un punto di riferimento immancabile per tutta la comunità dalla quale ricevono affetto, stima e riconoscenza. Attualmente le Suore Vocazioniste gestiscono la scuola dell’infanzia, il nido e collaborano nell’apostolato parrocchiale.
Il carisma di don Giustino, beato dal 2011 per volere di Papa Benedetto XVI, e la testimonianza delle suore, in parrocchia, attrarrà circa 25 giovani di Licusati, che faranno ingresso nella Congregazione Vocazionista, fra questi 4 sacerdoti e un frate laico.

CENNI STORICI VOCAZIONISTE DI LICUSATI

CAPPELLA DELLA SACRA FAMIGLIA DI NAZARET – CASA DELLE SUORE VOCAZIONISTE

QUADRO DEL BEATO DON GIUSTINO M. RUSSOLILLO – OLIO SU TELA, 2013, 100 cm x 70 cm – CORNICE IN LEGNO SCOLPITA A FOGLIE D’ACANTO E DORATO IN ORO ZECCHINO – AUTORE: PROF.SSA SABRINA MATTIONI, ACCADEMIA DI BRERA (MI). COLLOCAZIONE: CHIESA PARROCCHIALE SAN MARCO EV.

LO STEMMA CIVICO DI LICUSATI

Dopo la pubblicazione della prima monografia sulla storia di Licusati: Temi per una storia di Licusati ,edita dal Centro di promozione Culturale per il Cilento nell’anno 2013. Lo studio archivistico e documentale prodotto dagli autori, ha lasciato, agli archivi dell’Associazione Culturale “Pro Licusati”, una notevole quantità di notizie soprattutto relative al periodo in cui la cittadina di Licusati è stata Comune autonomo, la cui istituzione fu voluta da Re Gioacchino Murat con Regio Decreto del 28 ottobre 1808. Il Comune storico di Licusati era dotato di uno stemma civico i cui simboli araldici sono pervenuti fino a noi grazie alla sensibilità di un allievo della scuola comunale che lo riprodusse da una vecchia stampa nonostante all’epoca il Comune risultava soppresso dal 1929. Dopo diversi studi la “Pro Licusati” si fa promotrice di una rielaborazione dello stemma civico attraverso la valorizzazione dell’emblema araldico integrandolo con nuovi particolari con lo scopo di rafforzare il senso di una identità millenaria sviluppatasi intorno all’antico cenobio abbaziale di san Pietro la cui fondazione risale al monachesimo italo-greco (sec. IX), per poi essere occupata, durante il periodo svevo, dai monaci premostratensi. Per la realizzazione del nuovo stemma ci si è affidati a Sabrina Mattioni, artista lombarda, operante presso l’Accademia di Brera. Questo nuovo stemma sembra araldicamente corretto, ma non vuole sostituire il modello più noto. Nel disegno, moderno e antico al tempo stesso, appare in primo piano l’agnello con candido manto di lana adagiato su un prato di erbe rigogliose con il pastorale abbaziale velato dal sudario , per distinguerlo da quello dei vescovi. L’agnello rappresenta la pastorizia e la fiorente lavorazione della lana fino alla tessitura, economia prevalente a integrazione dell’olivicoltura. In secondo piano il vetusto complesso monastico abbaziale di san Pietro, a noi sono noti ben 20 abati il cui governo si estendeva su diverse grancie limitrofe, oltre a vari possedimenti fino alla Puglia. Con la Bolla Pontificia di Papa Pio IV, A.D. 1564, l’abbazia di Licusati viene assegnata al Capitolo di san Pietro in Vaticano. In terzo piano appare la montagna con la cima più alta del Monte Bulgheria (mt. 1226), baluardo naturale di difesa per il complesso monastico , oltre a rappresentare la via di comunicazione attraverso antichi sentieri. Le montagne brulle indicano i grandi dissodamenti, col sistema del debbio e la successiva bonifica di copiosa piantumazione di vaste estensioni di uliveti autoctoni. Inoltre luogo simbolico della teofania di Dio. Le “armi” araldiche sono racchiuse in uno scudo oblungo con i bordi in oro, il tutto sormontato dalla corona turrita con tre torri, forse, ad indicare che sullo stesso territorio esistevano tre distinti nuclei abitativi antichi: Arriuso, Castel de Montelmo e Licusati.

Testi a cura del Prof. G. Chirichiello

Stemma Civico Licusati